Fame di contenuti, da Apple News a Blendle: il giornalismo invaso dalle piattaforme

La sensazione è che gli editori accettino qualsiasi cosa pur di non farsi travolgere dal futuro. Apple è l’ultima piattaforma in ordine di tempo ad essersi aggiunta alla corsa per i contenuti. Con l’app News, anche l’azienda di Cupertino ospiterà gli articoli delle testate direttamente all’intero della sua interfaccia. Con l’assenso delle più importanti testate americane. Facebook e Snapchat hanno fatto lo stesso, aprendo con i giornali un grande fronte nella battaglia per i contenuti.

L’immagine più appropriata in questa guerra non è la trincea, quanto piuttosto quella di una resa incondizionata. Quando i giornali si confrontano con le piattaforme social non c’è spazio per le trattative: o ci si adegua o si perdono utenti. Apple News, Instant Articles, Snapchat Discover e Blendle: ecco a chi gli editori stanno delegando la loro rivoluzione tecnologica.

Apple News e Instant Articles

Con un grande annuncio, Apple ha lanciato il suo nuovo servizio per la fruizione dei contenuti. La app News prenderà il posto di Newsstand, il precedente tentativo dell’azienda che però si è rivelato un fallimento. Con questo nuovo lancio Apple ha cercato di riparare gli errori commessi e si è avvicinata sempre di più al modello di Facebook con il suo Instant Articles. Anche se tra i due attori ci sono differenze non da poco.

Entrambi pubblicheranno i contenuti direttamente all’intero delle piattaforme. In più promettono agli editori il 100 per cento dei ricavi pubblicitari e il 70 se si utilizzano i canali delle due aziende. La partita è sui dati degli utenti. Mentre Facebook assicura un aggiornamento costante sulla fruizione dei contenuti tramite una collaborazione con comScore, Apple sarà meno trasparente. In cambio però l’azienda di Cupertino offre la possibilità di inserire il collegamento alle newsletter e ai servizi premium delle testate. Per quanto riguarda Instant Articles, bisogna sottolineare che il servizio sta viaggiando a rilento. Le testate che hanno sottoscritto l’accordo non lo stanno usando in modo massiccio, spaventate forse dalle conseguenze sui lettori.

Le testate che hanno accettato l'accordo con Apple (foto Nieman Lab)

Le testate che hanno accettato l’accordo con Apple

Snapchat Discover 

La forza di Snapchat è di avere 100 milioni di utenti. Non sembra un dato significativo se confrontato con i 1,44 miliardi di Facebook. Quei 100 milioni però sono preziosi perché sono in gran parte under 25, proprio la fetta di popolazione che i giornali non riescono a intercettare. Così il social di Evan Spiegel ha stretto una collaborazione con Cnn, Cosmopolitan, ESPN, Mashable, Vice e altri per introdurre i loro contenuti all’interno della piattaforma. Il modello di trattamento delle notizie è simile a quello di Apple e Facebook, ma a livello economico Snapchat chiede 2 cent per click per un video pubblicitario di 10 secondi all’interno della sezione.

Blendle 

È la novità che più incuriosisce in questo momento. Blendle è stato definito lo “Spotify delle notizie” perché permette agli editori di vendere i loro articoli su un’unica piattaforma. È il lettore a scegliere cosa leggere. Fondata dagli olandesi Marten Blankesteijn e Alexander Klöpping, la piattaforma ha avuto un successo travolgente in patria, tanto che è stata finanziata dal New York Times e presto sbarcherà in altri Paesi europei. Gli editori decidono i prezzi degli articoli e trattengono il 70 per cento degli introiti, mentre alla piattaforma spetta il restante. Come dire: meglio accontentarsi di una perdita ragionevole piuttosto che non riuscire a vendere. Anche i freelance potranno entrare in modo autonomo nel circuito, vendendo i propri articoli secondo il loro listino.

In un intervento al World News Media Congress di Washington, la direttrice del Tow Center for Digital Journalism Emily Bell ha descritto in modo esaustivo ciò che sta accadendo: “Gli editori stanno perdendo il controllo tra le storie e i loro lettori. Cedendo i loro contenuti e i dati sul traffico, ai giornali spetterà sobbarcarsi il costo di produrre informazione, mentre le piattaforme godranno dei benefici”.

Gli editori hanno rinunciato a partecipare alla rivoluzione tecnologica. Hanno preferito delegare alle piattaforme social la trasformazione della modalità di fruizione dei contenuti, piuttosto che evolversi internamente. Non sono state studiate alternative al modello della distribuzione social, lasciando che questo canale diventasse la principale porta d’accesso all’informazione.

Mentre il settore media si evolve nel giro di pochi mesi, le testate sono rimaste nell’immobilismo e non si sono dotate degli strumenti necessari per affrontare questo tipo di concorrenza. Se nel mondo anglosassone la lotta è già impari, gli editori italiani sembrano totalmente impreparati all’avvento di questi modelli di business. Prima o poi però la fame di contenuti arriverà anche nel nostro Paese.

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