Più ingegneri meno debiti: quando la tecnologia salva il giornalismo

Come al solito Emily Bell è penetrante e illuminante. Nel suo ultimo intervento alla news:rewired conference, la direttrice del Tow Center for Digital Journalism ha centrato la principale necessità degli editori moderni: diventare aziende tecnologiche.

Questo è punto fondamentale per arrivare a modelli di sostenibilità economica perché “per la prima volta nella storia, gli editori non hanno il controllo su come sono creati i contenuti e come sono distribuiti”. Il primato delle piattaforme sui giornali ha stravolto le regole dell’informazione, con le testate chiamate a un profondo rinnovamento.

Rinnovamento significa rischiare, e rischiare significa prevedere anche investimenti fallimentari. Questa però è l’unica strada per arrivare a concepire modelli sostenibili. Mentre in Italia gli editori sono riluttanti ad accogliere la tecnologia nelle redazioni, nel mondo anglosassone ci sono storie di successo che mostrano come sarà il futuro.

Washington Post: investire in ingegneri 

Quando Jeff Bezos è arrivato al Washington Post ha trovato un dinosauro cartaceo ancora legato all’eredità e al prestigio del Watergate. Con la pubblicità su carta che sta toccando livelli bassissimi, quel modello di giornalismo non era più sostenibile. Bezos allora ha trasformato il Post in una digital company. Come descritto in modo dettagliato dal FIPP, la prima mossa del fondatore di Amazon è stata assumere ingegneri e sviluppatori. Al posto di affidare il rifacimento del sito e della versione mobile ad agenzie esterne, il fondatore di Amazon ha assunto una squadra di tecnici che ha realizzato le nuove interfacce all’interno dell’azienda. Questi ingegneri poi hanno creato anche algoritmi che hanno consentito al Post di raccogliere big data sui propri utenti e di pianificare nuove strategie editoriali.

Di pari passo, Bezos ha assunto anche cento nuovi giornalisti nati nel digitale, per spingere la sua nuova visione di giornale. I risultati sono stati impressionanti. Il Washington Post ha aumentato del 64 per cento i visitatori unici da pc e dell’89 per cento quelli da mobile.

I valori del nuovo Washington Post

I valori del nuovo Washington Post

 

Buzzfeed: tecnologia per non sottomettersi ai social 

Uno degli uomini dietro il successo economico di Buzzfeed è Joe Puglisi, direttore della strategia creativa dell’azienda. È lui che gestisce il team di giornalisti e creativi che lavora con le aziende per produrre i contenuti di native advertising, il motore dei guadagni di Buzzfeed. Nella sua strategia Puglisi ha centrato il punto. In un’intervista a NewsCred, è lui a scoraggiare le testate pronte a svendersi ai social network come Facebook: “Gli editori devono capire che il potere è nelle loro mani, non in quelle delle piattaforme. Per Buzzfeed Facebook è solo un canale, perché noi siamo i proprietari del nostro pubblico. Noi siamo il treno, loro i binari”.

Per questo motivo l’azienda ha costruito una serie di algoritmi per intercettare il gusto dei suoi utenti, e indirizzare il traffico attraverso l’analisi di questi dati. Una volta assicurato il traffico, che ammonta a 200 milioni di visitatori unici al mese,  Buzzfeed riesce a presentarsi come un interlocutore indispensabile per le aziende e a proporre con forza le sue soluzioni di native advertising. Come nel caso del Washington Post, anche Buzzfeed ha investito nella creazione di un team interno dedicato alla creazione di contenuti. Nonostante Facebook rappresenti comunque una delle porte d’accesso principali ai contenuti del sito, il concetto fondamentale è che Buzzfeed è il network, non le piattaforme social.

Mashable: l’algoritmo che prevede la viralità 

Nel 2005 Mashable nacque come blog di tecnologia. Oggi è un sito con 43 milioni di utenti unici al mese e diverse sedi sparse per il mondo. Il suo successo è l’esempio più lampante di come una testata ha sfruttato la tecnologia per essere competitiva. Una parte fondamentale della redazione sono i data scientist e gli ingegneri. Sono loro ad aver sviluppato Velocity, l’algoritmo che ha fatto la fortuna di Mashable.

Un'immagine della dashboard di Velocity

Un’immagine della dashboard di Velocity

Velocity è un tool realizzato internamente che predice il grado di viralità di una storia. Questo strumento analizza più di 100 milioni di url al giorno e serve anche da supporto alla redazione nel momento della scrittura degli articoli. In questo modo i redattori possono avere un’idea di cosa succederà al loro pezzo dopo la pubblicazione. Solo quelli che raggiungono una buona valutazione su Velocity vengono spinti sui social network. Non a caso Mashable è la terza testata in lingua inglese più twitatta al mondo.

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Se il giornalismo deve ispirarsi al porno per salvarsi

C’è un’industria che con l’avvento di Internet non è andata in crisi, anzi ha iniziato a guadagnare sempre di più. È il porno, settore che un tempo si basava sulle vendite di videocassette e che ha saputo plasmare la rivoluzione digitale a proprio piacimento. Il porno non è stato travolto come i giornali: ha saputo adattarsi e reinventarsi. Ecco a cosa devono ispirarsi gli editori: più Playboy e meno gattini.

L’accostamento, naturalmente, è una provocazione. Ma lo spunto nasce da un recente studio condotto dalla Juniper Research, una società inglese specializzata nelle ricerche di mercato, sull’industria del porno. A parte i risultati in termini specifici, è interessante notare come i ricercatori abbiano scomposto i vari fattori che hanno contribuito al successo di queste aziende.

Alla ricerca di nuove fonti di guadagno a causa della circolazione gratuita dei film sul web, le case di produzione hanno iniziato a differenziare la propria attività. Da semplici produttori di film per adulti sono diventati piattaforme di intrattenimento.  La Juniper ha fatto notare come oggi le principali entrate arrivino dalle app per fare acquisti, dagli eventi, dalle sottoscrizioni e addirittura dai giochi. Non è forse tutto ciò di cui ha bisogno il giornalismo?

Juniper Research

Le fonti guadagno dell’industria del porno

Poche testate stanno cercando di fare lo stesso, con l’Italia che come al solito latita. Negli Stati Uniti è nato StoryTour, uno spin-off dell’AP che organizza eventi culturali alla scoperta di New York. Dal lato del coinvolgimento dei lettori è da segnalare Contributoria, una piattaforma creata dal Guardian in cui sono gli utenti a commissionare storie ai giornalisti. Che dire poi delle nuove forme di pubblicità: del native advertising. Buzzfeed ci ha costruito un impero. Questi sono solo alcuni esempi. Non si scopre nulla di nuovo a sostenere che i giornali hanno bisogno di rivoluzionare i loro modelli di business.  Se proprio non si riesce a trovare la quadra, magari potrebbe essere utile capire come funziona YouPorn.

Bonus track: Se siete appassionati del settore, l’analisi di DataMediaHub sull’industria del porno potrebbe cambiarvi la giornata

Il Rinascimento dei giornalisti americani e il Medioevo di quelli italiani

Viviamo in un’epoca d’oro per chi vuole fare il giornalista. Proprio così, un’epoca d’oro. È quanto sostiene un articolo comparso su Digiday qualche settimana fa. Con la pubblicità online che ha superato quella televisiva in America, il mercato dei giornalisti sta conoscendo una nuova stagione Oltreoceano. I siti d’informazione e le piattaforme editoriali sono zeppi di annunci. L’ultima azienda a lanciare un programma di assunzioni è stata Apple per il suo nuovo servizio editoriale News. La società ha pubblicato una lista di posizioni aperte in cui si cercano redattori che curino gli articoli postati dalle testate.

Apple non è la sola. Anche altre piattaforme come Snapchat si stanno attrezzando per diventare dei veri editori. In generale, tutti i più grandi giornali stanno pubblicano in maniera trasparente decine di annunci per giovani talenti digitali. Si respira un’aria nuova, un fermento dettato dalle potenzialità del web e dalla corsa ai contenuti editoriali. Le possibilità prospettate da New York Times, Washington Post, Buzzfeed, Huffington Post, sono solo alcuni esempi: nei media americani l’esibizione della possibilità di fare carriera all’interno di una testata è un motivo di forza e orgoglio.

New York Times

La sezione carriere del New York Times

Questo Rinascimento digitale non ha toccato l’Italia. Il confronto con gli Stati Uniti è desolante. Nessuna delle principali realtà editoriali del nostro Paese ha una lista di posizioni aperte consultabili. Partiamo dal Gruppo L’Espresso. La sezione Lavora con noi è uno sconfortante campo vuoto. Se può consolare ci si può iscrivere a un avviso, se e quando sarà pubblicato un annuncio. Rcs non fa differenza. L’unica possibilità offerta è la candidatura spontanea. A La Stampa addirittura non esiste uno spazio con  le opportunità di lavoro (se non l’ho rintracciato segnalatelo pure).

Stessa storia per tutti gli altri giornali, ad eccezione del Sole 24 ore. che però non ha posizioni giornalistiche aperte tra i sette stage proposti. Solo stage anche a Sky, che tra i vari profili cerca almeno un giornalista per il web. Tutto questo avviene mentre la Rai è sommersa dalle polemiche per la gestione del concorso per cento nuovi giornalisti assunti a tempo determinato.

E pensare che il Guardian ha realizzato un mini sito dedicato alle sue posizioni aperte e uno spazio con i consigli per entrare nel mondo del giornalismo. Consideriamo Rinascimento ciò che dovrebbe essere normalità.

P.S. Per chi fosse interessato, a BuzzFeed cercano anche un esperto di ricette culinarie.

Come creare contenuti virali: le regole di Ze Frank, l’uomo dei gattini

Se pensate a cosa rende un contenuto virale, se cercate di capire fino a sfinirvi quale sia il meccanismo che induce milioni di persone a condividere un meme, fermatevi e ascoltate Ze Frank: “Fai una merda carica di contenuti”. Lui è il signore che ha invaso il web di gattini, l’uomo che porta a Buzzfeed un miliardo di click al mese.

Ze Frank è il presidente della BuzzFeed Motion Pictures, la divisione del sito che si occupa di creare video virali. In un intervento al Think Content Summit, Frank ha rivelato quali sono le strategie alla base del successo di Buzzfeed. Naturalmente sono più complesse della sintesi che ne ha dato. Secondo lui. i social hanno creato una nuova esperienza dei media: “Le conversazioni si basano sempre meno sul dare qualcosa agli altri. Si utilizzano invece le immagini come metafore per comunicare il proprio stato alla comunità d’appartenenza”.

Facepalm, uno dei meme più utilizzati. Indica incredulità

Facepalm, uno dei meme più utilizzati. Indica incredulità

Ecco allora spiegato il successo dei gattini che scatenano dolcezza, dei bradipi che suscitano il senso di precarietà e Chuck Norris quello della forza.  Il compito degli editori è quindi intercettare i sentimenti di queste nicchie e cavalcarli. I valori che sottendono queste emozioni sono stati riassunti in una slide presentata da Frank nel suo intervento e pubblicata da Newscred.

I valori alla base della viralità

Se si toccano questi tasti si ha più probabilità di creare un contenuto virale. In particolare l’informazione deve parlare delle persone che appartengono alla nostra cerchia o comunque deve riflettere i nostri interessi più comuni. Emozioni, informazione e identità: sono i fattori su cui poggiano tutte le nostre condivisioni sui social. E sono questi sentimenti a fare gola alle aziende. Buzzfeed infatti lavora costantemente con i brand per creare contenuti di native advertising, la pubblicità mista a informazione che tanto fa storcere il naso ai puristi del giornalismo. Con un team dedicato, Buzzfeed studia insieme alle aziende i contenuti che poi diventano virali. Grazie a questa attività, nell’ultimo anno il sito ha guadagnato 96 milioni di dollari. Uno degli esempi di maggior successo è Dear Kitten creato per Friskies (22 milioni di visualizzazioni in quattro giorni).

La regola aurea da seguire per Frank però resta una: “Le aziende e le testate sono ossessionate dal raggiungere il pubblico più vasto possibile. In realtà la vera unità di misura della viralità è l’impatto che questi contenuti hanno sulle persone che intercettano. Occorre un bilanciamento tra queste due esigenze”. Chuck Norris approverebbe.

Uno dei meme su Chuck Norris

Uno dei meme su Chuck Norris