INTERVISTA. Calciatori Brutti insegna come creare una comunità social attiva

Si parla tanto di engagement dei lettori come una delle principali soluzioni per salvare il giornalismo. I social sono diventati la principale porta d’accesso all’informazione, ma instaurare un rapporto profondo con gli utenti è davvero difficile. L’obiettivo è fare del proprio pubblico una comunità attiva, ma nessuna testata in fondo ci riesce davvero. Due ragazzi invece stanno mostrando la strada da intraprendere. Con la pagina Facebook Calciatori Brutti, Enrico Modica e Daniele Roselli hanno ottenuto ciò che ogni giornale cerca disperatamente: la fidelizzazione totale dei propri utenti.

Mentre questo post viene scritto, la pagina ha 913mila fan, ma è il grado di interazione il dato più rilevante. Ogni post raggiunge in media dagli 8mila ai 20mila like. I commenti poi sono continui e mostrano come gli utenti siano davvero affezionati a questa pagina. Per fare un confronto, i contenuti delle pagine Facebook del Corriere e di Repubblica registrano in media tra i 400 e gli 800 mi piace. Calciatori Brutti tratta il calcio in maniera ironica, celebra gli anti divi del pallone e il lato più “ignorante” dello sport più amato dagli italiani. I due fondatori hanno creato una comunità coesa e attiva, che è diventata appetibile anche per i brand. L’ultima iniziativa prettamente social della pagina, la “Falafel Cup” è stata sponsorizzata da Just Eat, tramite un native advertising studiato ad hoc.

Falafel Cup

La competizione celebrava in modo ironico il miglior preparatore di kebab tra una lista di nomi che andava da calciatori come Benzema e Salah fino a personaggi noti come Carlo Conti e Matteo Salvini: “I partecipanti sono tutti quei calciatori che, guardandoli bene, si troverebbero decisamente a loro agio a tagliare un cosciotto di carne sulle note di angoscianti canzoni mediorientali”. Il premio ha mobilitato una massa così ampia di utenti, che alla fine si è trasformata in un vero evento mediatico. La pagina Facebook di Matteo Salvini, che è risultato il vincitore, è stata invasa da foto di kebab da parte dei seguaci della pagina, tanto da costringere il leader della Lega Nord a intervenire, in modo altrettanto ironico, sulla vicenda.

Calciatori Brutti ha molto da insegnare riguardo la strategia social dei giornali italiani. Il segreto per costruire una comunità fidelizzata e attiva è trasmettere una serie di valori riconoscibili:”I numeri sono un buon indicatore della viralità di una pagina, ma non della sua qualità – suggeriscono i due fondatori -. Vedere la quantità di like aumentare ogni giorno è elettrizzante, ma sappiamo che quelle cifre sono vuote senza un grande impegno nella creazione di contenuti”.

Alla fine è una questione di visione. Le testate usano i social semplicemente per ampliare il traffico dei siti, ma non interagiscono con le proprie comunità. Gli utenti fidelizzati, invece, oltre a un maggiore numero di visualizzazioni dei contenuti, apportano anche forza al posizionamento dei brand. Secondo Enrico Modica e Daniele Roselli il successo si raggiunge mettendosi dalla parte dei lettori: “Non abbiamo una vera tecnica per coinvolgere i fan, ci chiediamo semplicemente: ‘Come ci piacerebbe che fosse presentato questo contenuto se fossimo noi i fan?'”.

Sono soprattutto i giovani a essere distanti dal giornalismo. Pagine come Calciatori Brutti invece sanno attirare questo target, trasmettendo dei valori freschi creando contenuti condivisibili. Anche su questo punto i social media manager dei giornali potrebbero prendere ispirazione: “Con l’avvento dei social (ma anche con la deriva dei contenuti) i media tradizionali non stanno vivendo il loro miglior momento. La tendenza a voler rincorrere i propri utenti con contenuti dal forte impatto ma con scarsa qualità non paga a lungo termine. Su Internet vale lo stesso, ma ti puoi reinventare in tempi molto più brevi e con costi decisamente minori”.

Calciatori Brutti non fa del giornalismo, ma la sua lezione è interessante per capire come una testata può fidelizzare a fondo i suoi utenti, creare una comunità attiva e avere anche un ritorno economico dagli spazi social. Qualità dei contenuti e attenzione ai lettori: è questo il modello, semplice, da seguire: “Non siamo in grado di impartire lezioni ai giornali – sostengono Modica e Roselli -. Da lettori, però, potrei consigliare di non trattare i propri utenti come dei semplici numeri. Su Facebook molte testate giornalistiche fanno click baiting, altre non si curano nemmeno di interagire con i propri lettori. Non tutti hanno compreso la potenzialità di questo mezzo, soprattutto nella sua accezione negativa”.

P.S. I due ragazzi in questione hanno ricevuto proposte lavorative da testate giornalistiche: “Ma per ora il mondo del giornalismo non ci interessa”

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