Storytelling: i segreti per avere successo su tutte le piattaforme

La parola storytelling vuol dire tutto e niente. Con questo termine oggi si descrivono campagne pubblicitarie, contenuti giornalistici, prodotti editoriali delle aziende, video e iniziative social. Tutti sono alla ricerca dello storytelling: ma siamo sicuri di quale direzione prendere?

Ogni storia ha bisogno del suo medium per essere raccontata. Non esiste quindi uno storytelling in senso generale. Un progetto deve essere calibrato sul mezzo e sugli strumenti che si hanno a disposizione. Ecco allora alcuni consigli per realizzare storytelling efficaci.

Storytelling social

Uno degli esempi più significativi di storytelling sui social viene da Reported.ly. La piattaforma è stata fondata da Andy Carvin, e per scelta non ha avuto un sito internet fino a qualche mese fa. L’obiettivo della redazione era “pubblicare le storie dove avvengono le conversazioni” quindi solo sui social. Reported.ly ha sperimentato uno storytelling social puro, puntando all’engagement dei suoi utenti. In un’intervista a Journalism.co.uk, il team della piattaforma ha illustrato alcune mosse da seguire per avere successo:

  • Studiare contenuti in base all’audience da raggiungere: “Non usare la tua presenza social per portare le persone su altre piattaforme. ma interagisci con loro all’interno della tua timeline”
  • Portare le persone nella conversazione: “Fai domande a tuoi utenti, ritwitta altri contenuti in modo da creare un racconto coerente che porti nuove informazioni”
  • Coltivare le relazioni: “Bisogna identificare le persone con cui si interagisce. Alcuni sono giornalisti, altri attivisti, altri ancora normali cittadini. Per ognuno di loro occorre una conversazione basata sui loro interessi”.
  • Trovare i tools adatti alle proprie esigenze. Qui ne trovate alcuni proposti nell’articolo dedicato agli strumenti per lo storytelling.
  • Considerare lo storytelling social come il giornalismo tradizionale: “La cosa fondamentale è pensare che questo è solo un modo diverso di comunicare e interagire con le persone”

Storytelling digitale 

Mashable è da sempre una testata capofila nella sperimentazione dello storytelling. In una recente intervista, Blathnaid Healy, editor della versione inglese, ha spiegato quali sono le linee seguite dal sito per creare racconti interessanti. Innanzitutto bisogna capire il proprio pubblico di riferimento. Mashable può contare su degli utenti giovani, interessati alla tecnologia e all’innovazione. Avendo come riferimento questo target è nato Lego Parliament, uno storytelling sull’evoluzione del Parlamento inglese alle ultime elezioni. Tutto il racconto è stato costruito con i Lego, elemento comune al target di Mashable. Il risultato è stato un articolo interattivo che ha avuto molto successo.

Un altro concetto su cui focalizzarsi è dedicare spazi speciali ai dibattiti forti che interessano le persone. Mashable ha sperimentato Give me your hand, uno storytelling fatto di foto e testi sul voto per le unioni omosessuali in Irlanda. “Ci siamo impegnati in questo contenuto perché abbiamo capito che al nostro pubblico non interessava solo Game of Thrones, ma anche i diritti”, ha spiegato Healy.

Video storytelling

Questo tipo di storytelling è il più ricercato dalle testate. Il mercato dei video sta conoscendo una rapida espansione e trovare la giusta chiave di narrazione è fondamentale. Secondo Inga Thordar, editor della BBC, “è importante distinguere tra linguaggio televisivo e quello del web“. I video esplicativi sono un format che funzionano. Per la Thordar “aggiungono valore alle news e sono contenuti facilmente condivisibili sui social”.

Per Sylvain Attal, responsabile new media di France 24, il segreto sta nel pensare fuori dal sito della testata. Negli ultimi sedici mesi France 24 ha attuato una strategia video rivolta soprattutto ai giovani, iniziando a produrre video solo per Youtube. In questo modo le visualizzazioni hanno toccato i 20 milioni in un mese.

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10 tools per realizzare storytelling digitali, senza programmatori

Tutti noi ci siamo innamorati di Snow Fall. Da quando il New York Times nel 2012 mostrò al mondo l’esatta declinazione del giornalismo con gli strumenti digitali, la parola storytelling è entrata a far parte del vocabolario di ogni giornalista. Quel progetto contribuì a convincere gli editori che l’innovazione è un lavoro di squadra tra redattori, grafici, programmatori e analisti di dati. Il successivo NSA Files:Decoded  del Guardian non fece altro che confermare questa tesi. Lo storytelling quindi non è materia per i freelance? Non è proprio così.

Con il passare degli anni sono stati sviluppati programmi online che permettono a chiunque di poterne realizzare uno. Questi software hanno abbattuto la barriera più ostica per i giornalisti: il coding. Grazie a interfacce semplici da utilizzare, i tools per lo storytelling consentono anche a chi non lavora con un programmatore di poter presentare progetti interattivi di assoluta qualità. Con somma soddisfazione dei capiredattori.  Ecco una lista dei dieci migliori software.

1) Story Builder

Story Builder

Questo programma permette di creare un racconto multimediale con foto, video, testi, infografiche.

 

 

2) Sway 
SwayCon Sway è possibile inserire qualsiasi materiale nello storytelling. In più offre la possibilità di personalizzare anche il layout.

 

 

3) Story.am

Story.am Story.am è basato sul drag and drop. Permette di utilizzare qualsiasi contenuto all’interno dello storytelling. Oltre a testi, immagini e video, con un semplice trascinamento è possibile inserire anche mappe, timeline, pdf e documenti.

4) Storyform 

Storyform

Storyform funziona un po’ come WordPress. Consente di scegliere un layout adatto alla propria storia e di inserire contenuti senza l’utilizzo di codici di programmazione.

 

5) Odissey 

Odissey

È uno sviluppo di CartoDB e permette di creare storytelling basati sulle mappe.

 

 

6) Storyline

Storyline Funziona sui dispositivi mobile. Consente di creare storytelling con le immagini alle quali può essere aggiunto l’audio.

 

7) Blind Spot 

Blnd Spot

Blind Spot è disponibile sul mobile ed è incentrato sui social network. Organizza i contenuti presenti su Facebook, Twitter, Youtube e li assembla per creare degli storytelling social.

 

 

8) Adobe Voice

Adobe Voice

Adobe Voice è utilizzabile solo su Ipad. Permette di aggiungere testi e audio alle immagini, in modo da creare dei video animati.

 

 

9) Racontr

Racontr Racontr è un software meno immediato rispetto agli altri. Non occorrono abilità nel coding, ma l’utilizzo della sua interfaccia richiede un minimo di pratica. Ad ogni modo, permette di personalizzare a proprio piacimento il layout dello storytelling.

 

10) Zeega

ZeegaCon Zeeega si possono realizzare storytelling sullo stile di Vine. È indicato per progetti basati sui video.

 

Naturalmente non occorre saper utilizzare tutti questi tools. Le idee fanno la differenza, non gli strumenti. Quindi è importante capire qual è quello più adatto alle proprie necessità e cominciare a fare pratica. Solo l’utilizzo costante dei tools permette di padroneggiarli a pieno. Non temete di sbagliare.

P.S. Siccome a volte l’ispirazione latita, qui è possibile consultare le linee guida e gli standard che il New York Times utilizza nella creazione dei suoi storytelling interattivi.